L'evento teatrale. Sottotitolo: pensieri in libertà E-mail

Introduzione

Sono stato contattato dal gruppo teatrale Terzadecade / ass.ne l'Aquila Signorina, nelle persone di Gabriele Argazzi e Barbara Bonora, in qualità di consulente tecnico per una rappresentazione teatrale incentrata sulla vita di Lev Termen.
La collaborazione si è concretizzata con una sessione di registrazioni filmate, con protagonista il sottoscritto, durante la quale ho dimostrato tecnicamente il funzionamento del theremin tramite un prototipo, oltre a permettermi di fare qualche riflessione sull'inventore, lo strumento e la mia passione per esso.

Dovendo preparare minimamente gli argomenti trattati nei miei interventi, mettendo di fatto nero su bianco i miei pensieri, ho colto l'occasione per fare una sorta di punto della mia ormai decennale carriera di appassionato e costruttore di theremin. Rileggendo il materiale ho capito che, tutto sommato, quanto elaborato può risultare interessante anche al di fuori della struttura per il quale era stato ideato.
Ho riunito il materiale in alcuni punti, revisionandoli ed adattandoli alla pubblicazione online, precedendoli con il resoconto dell'evento teatrale che si è tenuto il 22 febbraio 2007, al quale ho partecipato , in via straordinaria, anche di persona, presentando al pubblico il mio ultimo theremin ed approfondendo alcuni argomenti sollevati della rappresentazione.

 

Indice dei contenuti

L'evento

In principio fu il suono

Il temperamento della diva

La voce superumana

Costruttore di interfacce  


 

L'evento

ImageIl 22 Febbraio 2007 si è tenuto presso il teatro Teatro San Luigi - San Martino in Argine (Molinella, Bologna) la prima della produzione teatrale "LEV TERMEN - l'uomo amplificato", ecco la presentazione nelle parole dei produttori stessi:

    La lettura monologica da noi curata materializza un'immaginario incontro di Lev Sergeyevich Termen con una platea di curiosi, rappresentati, naturalmente, dal pubblico in sala.
    L'inventore e scienziato proporrà loro, con tutta la disarmante sfrontatezza della vecchiaia, la propria vicenda creativa e umana, attraversando l'avventura americana, la scoperta del primo "apparato per la generazione elettronica di suoni", il ritorno amaro in Unione Sovietica e il periodo delle "cassette postali", con le avveniristiche radiospie realizzate per l'insaziabile orecchio del KGB.

Come avete letto dalla presentazione la piece è sviluppata su un monologo di un Lev Termen ormai anziano, recitato dallo stesso Gabriele Argazzi, che racconta le peripezie della sua vita, le invenzioni fatte, le persone conosciute ecc. Durante tutto il monologo viene proiettato un contributo filmato, composto da documenti di repertorio, spezzoni di film ed altro ad accompagnare o sottolineare quanto Lev racconta.
Nel contributo vi sono anche i miei due interventi. Da citare la colonna sonora, presente durante tutta la rappresentazione, del tutto basata su musica con theremin.

Allo spettacolo è seguito un dibattito finale, tenuto dal filoso Cinzio Lombardi e dal fisico matematico Mirko Degli Esposti che hanno approfondito alcuni argomenti sollevati dal monologo.
Prima del dibattito finale ho fatto una dimostrazione pratica sul mio ultimo theremin, spiegando a grandi linee come si suona, come lo avrebbe suonato Lev stesso, come viene suonato ora; ho inoltre suonato alcuni brevi melodie, fra le quali l'Ave Maria di Schubert e risposto alle domande del pubblico.
Non è mancato anche l'angolo del principiante dove i più curiosi anno avuto l'occasione di mettere le mani (senza toccare, naturalmente) su un theremin originale.

Passiamo ora all'esposizione degli spunti preparatori per i miei interventi.


 

In principio fu il suono

Di un theremin naturalmente... e non di un theremin qualunque... del theremin, proprio quello costruito dall'inventore per la sua pupilla Clara.

Certo ci sono molte cose che catturano nel theremin: la magia del "suonarlo senza toccarlo", l'aspetto così teatrale dell'esecuzione, il fatto che rimano comunque uno strumento elitario, tutto ciò è vero ma ciò che effettivamente mi catturò più di ogni altra cosa non fu solo l'idea del theremin in sé, fu quel suono.

Da quel momento in poi sono vittima dall'incontrollabile bisogno di avere quel suono, di poterlo controllare, dominare, plasmare.
Non è stato per niente facile, e certamente non lo è tutt'ora.

Iniziai una approfondita ricerca con un unico imperativo: ottenere un theremin! Scoprii ben presto che i principi che stanno alla base della sua magia sono relativamente semplici, principi che ogni radiotecnico o hobbista elettronico ha ben presente quindi; essendo io stesso ideatore e costruttore di aggeggi elettronici decisi di intraprendere la strada può ovvia, costruire un theremin.

Soluzione per costruire un theremin ve ne sono molte, parecchie persone si sono cimentate nel corso degli anni ed hanno reso pubblico il frutto della loro esperienza, devo ammettere che di frutti del genere ne ho assaggiati molti ma tutti, chi più chi meno, hanno un retrogusto amaro: sono theremin che non Suonano, la loro voce è impersonale, senz'anima, sterili generatori di suono da laboratorio, niente insomma che abbia qualcosa da spartire con la magia dello strumento che per primo mi ha scatenò questa irrefrenabile passione.

Ecco allora delinearsi quello che è il mio impegno da molti anni a questa parte: progettare e costruire theremin allo stato dell'arte.

 

Il temperamento della Diva

La magia del theremin, come accennato, non sta solo nell'approccio manuale tramite le antenne, è anche nel suono stesso dello strumento e qui i principi di fisica non sono più di aiuto. Occorre chiarire innanzi tutto che la qualità del suono dipende molto dal gusto personale, vi sono thereministi che prediligono sonorità molto semplici, personalmente ritengo che il suono debba donare l'anima allo strumento, perciò non parliamo più in modo semplicistico di un suono ma di una voce.

Qui si esaurisce il compito del tecnico elettronico ed inizio quello del costruttore tout court. Una volta ancora affermiamo che il theremin è uno strumento elettronicamente semplice, ma da qui ad ottenere uno strumento di qualità superiore la strada è ancora lunga...

Di volta in volta, a seconda dell'approccio che il progettista ha individuato come ottimale nello raggiungimento dello scopo, dovrà inventarsi qualcosa di non codificato in quanto non specificatamente attinente ai principi basilari che regolano il funzionamento dello strumento. Dovrà cioè inventarsi nuove soluzione circuitali che personalizzino la voce dello strumento, per fare ciò dovrà lavorare molto "d'orecchio" confrontando i nuovi risultati con quelli precedenti, conservandone perciò la memoria, senza perdere di vista l'ideale da raggiungere che si è prefissato.

E' una fase dove il lavoro teorico a tavolino, le formule e la consultazione della letteratura servono a poco: è essenzialmente una fase fatta di tentativi empirici dove l'orecchio allenato e l'esperienza spesso sono risolutivi.

E gli aspetti complicati dell'avventura non sono finiti.

Un giorno Reid Welch, eccellente costruttore di theremin, mi disse: "il theremin ha il temperamento di una Diva"; io andrei anche oltre usando magari aggettivi non ripetili. La sostanza rimane comunque: il theremin è lunatico, meteoropatico, intimamente subdolo. Stiamo parlando di oscillatori ad altra frequenza lasciati liberi di lavorare: ogni sbalzo di tensione, di umidità, di temperatura, di campi elettrici esterni e quant'altro corrispondono ad uno sbalzo di umore dello strumento... e di conseguenza del thereminista.

Per costruire un theremin occorre sempre lavorare di cesello, in ogni fase del progetto, dall'ideazione di massimo del circuito fino all'accensione dello strumento. Il circuito deve essere progettato in modo che ogni sua parte si integri alla perfezione in un insieme dal delicato equilibrio, con la consapevolezza che ogni complicazione circuitale, benché a prima vista risolva qualche problema, alla lunga potrebbe nuocere al risultato finale: più il circuito è semplice e meno sono le incognite che possono funestare il progetto. Come amava ripetere l'inarrivabile thereminista Clara Rockmore: "Less is more".

Ogni parte del circuito deve essere disposta in modo che il suo funzionamento non alteri il funzionamento delle parti adiacenti, oppure se proprio lo deve fare, che almeno lo faccia in maniera che venga utile al corretto funzionamento.
Spesso occorre fermarsi per guardare indietro e cercare di capire se la via intrapresa sia effettivamente quella giusta, essere disposti insomma a tornare indietro e provare nuove soluzioni.
Alla fine dell'opera non c'è nulla di più gratificante e ancora una volta magico che accendere lo strumento e sentirlo cantare.

Bene, ora abbiamo uno strumento che canta, ma siamo capaci a farlo cantare?

A questa domanda vagamente pleonastica possiamo tentare di rispondere aiutandoci con quanto spiegato nella sezione come si suona il theremin.

 

La voce superumana

Durante uno dei miei interventi filmati finiti a corredo della rappresentazione, ad un certo punto faccio un'affermazione che suona più o meno così:

    Il theremin è capace di passare dalle note più basse e quelle più acute, in un intervallo anche di diverse ottave, senza alcun sforzo, cosa che nessun cantante sarà mai in grado di fare: una sorta di voce superumana, una voce migliorata dunque.

L'affermazione è un pò forte se vogliamo, non è passata inosservata e mi è stato fatto notare; è evidente che essa va in qualche modo circostanziata.
Credo che Termen stesso l'avrebbe sostenuta con forza, è tutto sommato una visione futurista di quello che le nuove tecnologie elettroniche del tempo, ancora nella loro infanzia, potevano dare.

Tecnicamente il punto non è se il theremin migliora, o è migliore tout court, della voce umana in quanto tale, possiamo però affermare che ne è migliore in alcune caratteristiche come ad esempio l'estensione.
In sostanza riesce a calarsi in partiture dove gli strumenti tradizionali come la voce, ma anche violino, flauto ecc. non possono in quanto, per propria natura, meccanicamente limitati.

Il theremin chiaramente non può sostituire la voce umana, ad esempio il theremin non può articolare parole, non può cambiare istantaneamente la timbrica, cosa che il cantante può fare cambiando la capienza della cavità orale o la postura delle labbra.
In altre parole se è vero che riesce a calarsi in partiture dove gli strumenti tradizionali non possono, è senz'altro vero anche il contrario.
Però il theremin può passare ad esempio, senza soluzione di continuità, dal Do basso, tre ottave sotto il do centrale, al Do acuto, due ottave sopra il Do centrale. E non è finita.

Quando qualche giorno prima della rappresentazione teatrale, con gli organizzatori valutavamo la possibilità di accompagnare la mia esecuzione al theremin con un pianoforte, mi si esprimeva qualche dubbio circa la tonalità in cui suonare una determinata partitura: i problemi di tonalità sono particolarmente sentiti con gli strumenti tradizionali, ad esempio nel caso del violino o del flauto cambiare tonalità significa cambiare completamente la diteggiatura con la quale va suonato il brano; nel caso della voce ci troviamo di fronte ai limiti tonali entro i quali il cantante è in grado di cantare, cosa del resto vera anche per gli altri strumenti appena citati.

Sul theremin questi dettagli sono del tutto marginali se non trascurabili. Un cambio di tonalità significa semplicemente spostare avanti o indietro la posizione iniziale della mano, senza modificare perciò l'aerial fingering (cioè; la diteggiatura con cui si suona del theremin) o altro.

Ecco allora delinearsi più compiutamente il senso della mia affermazione: il theremin non può e non vuole sostituirsi alla voce o a qualsiasi altro strumento, semplicemente vuole entrare a pieno titolo fra gli strumenti musicali, "Come una voce in più" avrebbe detto Clara Rockmore, e questa titolarità la merita proprio grazie alle caratteristiche uniche che lo strumento può offrire rispetto agli altri.

Costruttore di interfacce

 In una intervista del 1989 Termen descrive l'idea che sta alla base della sua invenzione:

    io concepii uno strumento che poteva creare un suono senza usare alcuna energia meccanica, come il direttore d'orchestra. L'orchestra suona meccanicamente ed usa energia meccanica; il direttore d'orchestra muove le mani ed i suoi movimenti hanno un effetto immediato sull'emissione musicale dell'orchestra.

Possiamo dire in altre parole che le mani del direttore d'orchestra sono l'interfaccia tra egli, le sue intenzioni, la sua sensibilità e l'orchestra, che è il motore sonoro da controllare.

Ascoltiamo ancora Termen:

    Non ero soddisfatto degli strumenti musicali meccanici esistenti. Essi erano costruiti secondo principi elementari ed erano meccanicamente imperfetti. Ho voluto costruire un apparato che sarebbe stato controllato nello spazio, sfruttando i campi elettromagnetici, ed avrebbe impiegato poca energia [meccanica]

Tornando al paragone del direttore, con le mani interfaccia e l'orchestra, possiamo dire che le antenne del theremin sono l'interfaccia tra l'esecutore, ed ancora una volta le sue intenzioni e la sua sensibilità, ed il motore sonoro che è il cuore stesso dello strumento, ma attenzione: ci troviamo di fronte ad uno strumento elettronico perciò è chiaro che, grazie alla tecnologia, possiamo sostituire o mutare il motore sonoro con motori di altra natura, con motori cioè in grado di emulare altri tipi di realtà a noi note.

Termen, in un'altra occasione, esprime concetti più ampi ed illuminanti:

    Il 10 Aprile 1925 alla Leningrad Philharmonic Concert Hall, dimostrai la possibilità degli strumenti musicali elettronici. la gestione dei differenti parametri del suono tramite il movimento del braccio, il controllo dei minimi dettagli tramite il movimento degli occhi, le differenti possibilità di combinare suoni e colori, forme geometriche, gesti, movimento di danza e i sensi del tatto e dell'olfatto.

In sintesi Termen con il theremin ed altre invenzioni in qualche modo ad esso collegate (non dimentichiamo il Terpsitone), ha potuto concretizzato il suo interesse nel dare all'uomo nuovi strumenti e modalità per relazionarsi ed interagire con la realtà.

Stiamo di fatto parlando di alcuni dei fondamenti sui quali è basato l'odierno concetto di realtà virtuale.

 

Giorgio Necordi, 6/3/2007.